Dal latino titulus= Dignità, Merito, Diritto ad avere – aggiungo io – “parola” (in questo caso specifico, riguardo la geopolitica internazionale). Dignità di parola, merito di parola, diritto di parola. Tale gerarchia non può essere invertita. Ognuno dei vocaboli ha il suo prestigio.
Se tutti hanno diritto di parola, soltanto una parte avrà il merito di parlare. Se una parte avrà il merito di parlare, esclusivamente alcuni avranno la dignità di discutere.
Chi ha merito? Chi possiede conoscenza, consapevolezza e responsabilità nell’utilizzo di parola.
Chi ha dignità? Chi, appurato il merito, partecipa al dialogo con onestà intellettuale (in assenza di moralismi e pregiudizi vari) e, disposto ad ascoltare il punto di vista avverso, accetta di mettere in discussione le proprie idee.
E infine.. chi ha diritto? Per fortuna tutti, ma – in molti casi – nessuno ha nè il merito, nè la dignità di parola e purtroppo, una grande percentuale di questi, governa la politica, il giornalismo, il mondo.
Il prevedibile agguato di Trump a Zelensky non può essere affrontato nel giro di minuti. Una scena epocale non può essere trattata come un risultato finale di una partita di campionato calcistico. Serve silenzio, spazio, meditazione. Invece subito la frenesia di chiudere i fatti in un paradigma interpretativo. Ecco le facce disinvolte dei “polituttologi” conferire in pubblica visione (direi melevisione visto i vari canali di disinformazione) la fermezza di un’elaborazione accurata degli eventi:
LUI è chiaramente nazista, l’altro un comunista, viva la pace, abbasso la guerra, aiutamo la Resistenza, no al riarmo (e sí all’olio di palma?)
Chi ha il diritto di parola, sta preparando con il quaderno aeroplanini di carta da far volare contro l’avversario (è diversivo).
Chi ha il merito di parola, sta cercando di convincere la classe a studiare solo alcuni argomenti, piuttosto che altri (è ideologico).
Infine, il dignatario di parola è il classico aviatore caduto tra i selvaggi. Molto semplice da riconoscere dentro una telecomunicazione avvilente e continuamente disturbata dalla frequenza di sciocchezze inaudite.
(1): Perchè non ti agiti? Perchè non parli e non dici la tua? Distinguiti, urla la tua disapprovazione!
(2): Shh! Se continui a far rumore coi tuoi piedi, non sentirai mai le piccole scosse di magnitudo. La terra si muove in continuazione, fin da principio. Per ogni grande terremoto, ciascuna delle lievi scosse di assestamento riaggiustano gli strati interni lungo una linea di faglia.
(1): Che vuoi che m’interessi di ciò che non si vede, dannazione! Gli effetti di qualsiasi terremoto sono a vista e preoccupanti. Soltanto di questa frattura voglio occuparmi, nient’altro che di questa crepa.
(2) non risponde piú, sta ascoltando un lontano e impercettibile tremolio provenire dalle viscere della terra. Non si scompone, ascolta l’assestamento assestandosi lui stesso. Solo cosí potrà garantirsi un cambio di prospettiva a ogni mutamento del terreno.
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